Frequent Asked Questions
(Domande poste più frequentemente)
Omeopatia (dr. F. Candeloro/ dr. F. Cartolano):
D.:Da anni utilizzo saltuariamente rimedi omeopatici senza ascoltare alcun parere medico, ma affidandomi al fai da te, sulla base di manuali ed esperienze di amici. Mi chiedo tuttavia se l' omeopatia, a lungo andare, può causare effetti collaterali.
R.: L'omeopatia è una medicina sicura solo quando maneggiata con sapienza e secondo regole ben precise, che poco si accordano con quanto in generale si conosce dell'utilizzo dei farmaci tradizionali. Il criterio di prescrizione di un rimedio omeopatico, la sua ripetizione e la sua efficacia nel tempo devono seguire aspetti del tutto diversi e nuovi da quelli di norma attesi con i farmaci di sintesi, ed anche la supposta innocuità è solo un pregiudizio popolare. In realtà se utilizzata senza averne una conoscenza approfondita l'omeopatia espone a rischi né più né meno della medicina tradizionale, rischi che peraltro possono essere più subdoli, e quindi manifestarsi anche dopo diverso tempo dalla loro autonoma prescrizione.
D.: Sono anni che cerco di dimagrire: ho seguito le prescrizioni di svariati dietologi, ma in ogni caso dopo una perdita iniziale di peso, tutto torna come prima non appena smetto la dieta, e anche il movimento che mi viene raccomandato ho difficoltà a svolgerlo nei ritmi e nei tempi consigliatimi. Essistono rimedi o prodotti omeopatici per dimagrire?
R.: La cura omeopatica è sempre diretta alla persona nella sua completezza e nella sua relazione dinamica con il circostante, ambientale e sociale. Obesità e sovrappeso, pertanto, rappresentano modificazioni strutturali dell'organismo, che ne sono, in realtà, espressione dell'adattamento a circostanze o situazioni avvertite come avverse, e che quindi conducono la persona all'iperalimentazione. Certo incidono sulla quota di adiposità di ognuno di noi aspetti genetici non trascurabili, così come disordini educazionali dell'infaznia, difficili da sradicare. Tuttavia una rieducazione alimentare e motoria adeguate, e tali da essere mantenute nel tempo, e beneficamente, possono ottenersi solo con l'ausilio di rimedi, come quelli omeopatici che, attraverso la personalizzazione prescrittiva che li caratterizza, permettono di modificare in meglio le reazioni di adattamento di ogni singolo individuo nel rispetto della sua interezza psicofisica.
D.: Salve, vorrei sapere in cosa consiste la visita di omeopatia pediatrica.
R. : La visita omepatica in generale, e quella omeopatica pediatrica in particolare, non differiscono per buona parte da una valutazione medica "tradizionale"o allopatica, anzi per molti versi ne riprendono gli aspetti più autentici,dando considerevole importanza alla raccolta delle notizie (anamnesi) relative alla storia clinica del paziente. Per quanto riguarda l'esame fisico ed eventuali esami di laboratrio e/o di altri tipo l'omeopatia si serve degli stessi mezzi della medicina allopatica, mentre se ne differenzia per il ricorso a farmaci, o meglio a rimedi, estremamente diluiti e capaci di assecondare e potenziare l'organismo nel naturale percorso di guarigione. Nell'età infantile sono numerose le patologie che possono essere curate con l'omeopatia: le malattie allergiche, le infezioni respiratorie recidivanti, i disturbi dell'alimentazione, i disturbi del sonno, alcune patologie della pelle ed altre ancora.
D.: Siamo due genitori che vorremmo avere chiaro il quadro di nostro figlio di soli 3 anni: di recente abbiamo effettuato un prelievo per un semplice controllo, visto che il bambino ogni qualvolta assumeva latticini aveva gonfiore addominale e non riusciva a digerire, risultato positivo per Ig E totali, IgE specifiche lattoglobulina e lattotest. Noi vorremmo sapere quale dovrà essere la sua alimentazione, cosa togliere, se dovrà eseguire un piano alimentare specifico, se si può guarire da questa sua allergia, e gli alimenti che deve assumere visto che è in fase di crescita
R.: Per prima cosa vorrei tranquilizzarla riguardo alla sintomatologia del suo bambino che non sembra presentare caratteri di gravità. Nel merito la positività del prist e del rast indicano rispettivamente la predisposizione all'allergia e la presenza in circolo di anticorpi correlati allatte vaccino,senza nessuna evidenza che la sintomatologia del piccolo sia correlata a questi dati di laboratorio. Inoltre la sensibilità e la specificità del beta-lattotest sono relative, poichè talora un bambino può essere intollerante al latte vaccino in presenza di un test negativo, o al contrario, può risultare positivo al test anche in assenza di intolleranza alle lattoproteine e in presenza di disturbi di altro genere. Sarebbe importante conoscere la storia clinica del bambino, il suo stato generale e i suoi parametri di crescita,così da formulare una diagnosi corretta,impostando una terapia nella quale la dieta di esclusione e un adeguato approcccio omeopatico potrebbero trovare ampio spazio.
D.: Desideravo sottoporre alla vostra attenzione il mio annoso e fastidioso problema, che ho ormai
da più di 2 anni: la poliposi nasale. Sono
stato operato quasi 2 anni fa al setto nasale e alla rimozione dei polipi. Alla fine ottima respirazione, ma olfatto che torna e che a va via.
Allora ho
consultato 3 otorini diversi, i quali dopo aver avermi prescritto terapie di
medicine al cortisone, a parte all'inizio, non ha provocato alcun miglioramento
duraturo.
Volevo
avere una consulenza in merito alla terapia omeopatica sui polipi nasali.
R.: La presentazione in forma di
poliposi di processi infiammatori cronici, è spia di una risposta
dell'organismo che nel tempo si è andata modificando. Quando infatti questo non
è più in grado di eliminare prontamente ciò che gli è dannoso, finisce per
inglobarlo in neoformazioni come polipi, appunto, papillomi, cisti e verruche
che comunque hanno la finalità di circoscrivere ciò di cui non è più possibile
disfarsi. Questa condizione di variata risposta a stimoli nocivi, interessa
spesso una modificazione fisiologica di tutto l'organismo, che nel tempo è
andato perdendo proprio l'efficienza dei suoi processi di difesa, e questo
spiega il continuo ritorno dei sintomi anche dopo una cura locale che ne ha
determinato la remissione. L'omeopatia approccia per questo motivo diversamente
a simili disturbi, come quello da cui lei è affetto, riuscendo a modificare
progressivamente in meglio le capacità reattive dell'intero organismo, e a
fargli così riacquistare potenzialità difensive che provocheranno
l'attenuazione progressiva dei disturbi da cui lei è affetto, fino alla loro
remissione definitiva.
Agopuntura (dr. V. Vitalone):
D.: Sono anni che cerco di dimagrire ma tutte le diete che ho provato nel tempo perdono efficacia e in genere presto ritorno al peso iniziale. Mi può dire se l'agopuntura può aiutarmi a dimagrire e a mantenere i risultati nel tempo?
R.: Si è visto che, se gli aghi vengono abbinati ad una dieta ipocalorica, possono anche aiutare l'organismo a perdere i chili di troppo e a controllare disturbi quali ansia, stress, attacchi di fame, che favoriscono inevitabilmente l'aumento di peso. La terapia non è dolorosa, gli aghi utilizzati nella pratica dell'agopuntura sono sottilissimi. Per questo la terapia è pressochè indolore. L’agopuntura quindi associata ad un regime ipocalorico e ad una giusta attività fisica può essere molto utile per perdere peso. Bisogna chiarire, però, che non sono gli aghi a favorire il dimagrimento, ma è l'associazione tra dieta corretta e agopuntura, che aiuta a rimettersi in forma. L'agopuntura può svolgere, infatti, un'importante funzione di sostegno, aiutando la persona a seguire serenamente, e senza "soffrire" troppo, una dieta ipocalorica. In particolare questa terapia si è dimostrata efficace nei casi in cui i chili di troppo dipendono da attacchi di fame nervosa, legati allo stress.
Chi sceglie questo tipo di trattamento deve quindi sottoporsi alle sedute di agopuntura contemporaneamente ad una dieta specifica. I primi risultati si possono notare già dopo una settimana di cura, durante la quale si smaltisce circa un chilo. Il dimagrimento è più vistoso in chi deve perdere molto peso. Perché gli effetti siano soddisfacenti e duraturi bisogna avere costanza e non fermarsi ai primi successi.
D.: Alcuni amici mi hanno consigliato l'agopuntura per smettere di fumare: mi può dire se effettivamente può aiutarmi in tal senso, e se in questi casi la terapia è particolarmente lunga e costosa?
R.: L’agopuntura può aiutare a smettere di fumare. Nella nostra esperienza di oltre 25 anni di pratica la percentuale è del 75-80% di successi. La terapia, come da noi praticata, prevede un ciclo di tre sedute, una alla settimana della durata di 30-40 minuti. Alla fine di tale ciclo in genere si smette di fumare senza avvertire i noti effetti collaterali, come agitazione, ansia ed aumento di peso. In caso di successo parziale, nei casi nei quali si riducono le sigarette ma non si smette completamente, si propone un’altra seduta a distanza di un mese. E’ richiesta, per una reale efficacia del trattamento, una solida motivazione per smettere di fumare.
D.: Soffro di frequenti stati di ansia con episodi di attacchi di panico. Assumo diversi farmaci, ma di fondo la mia ansia è sempre presente. L'agopuntura penpossa aiutarmi in questi casi? Le chiedo questo anche perchè vorrei iniziare a ridurre i molti farmaci che ormai prendo da un po.'
R.: Gli stati d'ansia, come le somatizzazioni e gli attacchi di panico sono i disturbi per i quali la spesa farmaceutica è più alta nei paesi occidentali: i farmaci utilizzati non sono privi di effetti collaterali e per di più causano assuefazione (necessità di aumentarne il dosaggio o di prenderne altri) oltre che dipendenza. Se escludiamo i casi di interesse psichiatrico (forme maniacali, schizofrenia, depressioni gravi), l'agopuntura può ristabilire l'equilibrio interiore della persona (calmando gli stati d'ansia, le paure, la depressione), e in modo particolare guarire gli attacchi di panico. Durante il trattamento con agopuntura dei disturbi psichici l'eventuale assunzione di farmaci non va mai interrotta bruscamente, pena l'aggravamento della patologia: inizialmente l'agopuntura va associata alla terapia farmacologica in corso, "riducendo" con cautela l'assunzione dei farmaci man mano che ci si sente meglio, fino alla sospensione definitiva.
D.:Può dirmi cosa si intende per agopuntura auricolare e quali malattie può curare?
R.: L’agopuntura auricolare è una particolare tecnica di agopuntura che usa dei piccolissimi aghi che vengono infissi sul padiglione auricolare. Il presupposto è che sull’orecchio sia rappresentata la mappa dell’intero organismo e quindi andando a stimolare dei punti particolari per esempio che si riferiscono al colon o allo stomaco, si possono portare degli effetti benefici su questi organi.Storicamente si deve al dr Noiger la nascita di questa particolare tecnica di agopuntura che negli anni 70 concepì l’idea della somatotopia fetale dell’orecchio, base di partenza dell’auricoloterapia in tutti i suoi aspetti.L’auricoloterapia può trattare i più svariati sintomi e malattie, un po’ come l’agopuntura, ma oggi la maggior parte degli agopuntori la usa in modo complementare all’agopuntura del corpo, cioè associa alcuni punti di auricoloterapia agli agopunti del corpo. In questo modo le due tecniche si potenziano e si rendono più efficaci.
D.: Ho recentemente fatto un rx dellla colonna cervicale perchè la notte spesso mi sveglio con forti dolori al collo, che si irradiano alla fronte. Dalla radiografia è risultato un iniziale artrosi e una verticalizzazione del tratto cervicale. Ho provato a mettere cerotti e a prendere antiinfiammatori, ma i problemi dopo qualche sollievo ritornano sempre. Il medico di famiglia mi suggerisce gli antidepressivi. Pensa che l'agopuntura possa essere utile nel mio caso?
R.: L'agopuntura è certamente utile in un caso come il suo. E' dimostrato, infatti, da numerosi studi ,che l'agopuntura, correttamente eseguita, ha un' azione antidolorifica e rilassante muscolare. Nel suo caso ritengo che comunque sarebbe utile eseguire una Risonanza Magnetica del tratto cervicale per escludere delle ernie. Ma anche nel caso di ernia cervicale, se ancora in una fase precoce, l'agopuntura può essere estremamente utile. Inoltre l'agopuntura non presenta gli effetti collaterali dei farmaci antidolorifici e antidepressivi che le sono stati consigliati. In un caso come il suo si fanno in genere 4-5 sedute con cadenza settimanale.
Psicoterapia (dr. F. Di Rienzo):
D.: Potrebbe cortesemente spiegarmi cosa si intende per psicoterapia cognitivo-comportamentale? E' una psicoterapia breve o necessita di molte sedute? Io soffro di ansia e attacchi di panico associati a disturbi di tipo ossessivo-compulsivo, potrebbe essere utile al mio caso?
R.: La Psicoterapia cognitivo-comportamentale è una forma di intervento psicologico che sostiene che ogni problema umano deriva da un modo specifico di pensare delle persona. Il terapeuta aiuta la persona a individuare il suo modo di pensare “sbagliato” (responsabile di emozioni e di comportamenti inadeguati alle situazioni) e gli insegna a “riprogrammare” il suo pensiero, le sue emozioni ed il suo comportamento. Si tratta di una terapia breve che mediamente dura 5-10 sedute. Sia gli attacchi di panico che il disturbo ossessivo compulsivo spesso beneficiano di tale tipo di intervento. Alla terapia è spesso molto utile associare la tecnica di rilassamento denominata Biofeedback. Si tratta di una macchina che misura lo stress prodotto dall’organismo attraverso la misurazione del grado di tensione muscolare. Lo strumento emette un segnale visivo e sonoro che è tanto più frequente quanto più forte sarà il livello di ansia e stress. E’ possibile imparare a ridurre il segnale e, quindi, la propria ansia, attraverso un addestramento progressivo.
D.: Soffro da molti anni di ansia e fobia sociale, spesso prima di incontri o situazioni con altre persone devo prendere delle gocce di Xanax, perchè altrimenti mi paralizzo e non riesco più a parlare, però le gocce poi mi lasciano una certa fiacchezza. Con la psicoterapia si può fare qualcosa. In questi casi la cura è molto lunga e costosa?
R.: Studi controllati dimostrano che la psicoterapia cognitivo comportamentale è una tecnica molto efficace nel trattamento dell’ansia e della fobia sociale. In casi particolari si può associare una terapia farmacologica transitoria a dosi molto basse, che sarà progressivamente diminuita col subentrare del miglioramento psicologico. Anche in questi casi è utilissimo il biofeedback, per diminuire la risposta somatica ai fattori stressanti sociali.
D.: Ho un problema di eiaculazione precoce, si può risolvere con la psicoterapia cognitivo-comportamentale?
R.: L'eiaculazione precoce è un problema sessuale piuttosto comune, essendo presente nel 40-50% dei maschi delle società occidentali. Il problema precocità? viene diagnosticato in base ad una sensazione soggettiva: l'uomo sente di raggiungere l 'orgasmo in anticipo rispetto alle proprie aspettative. L'eiaculazione precoce diventa una condizione di grande importanza quando determina una sofferenza personale e della coppia. Uno degli interventi terapeutici che raccoglie maggiori successi proprio nell'area dei problemi sessuali è la psicoterapia cognitivo-comportamentale. L'idea da cui si parte è che spesso il nemico non si nasconde nel corpo, ma nella mente: è il nostro modo di pensare sbagliato, infatti, a produrre comportamenti inadeguati alle situazioni. Compito del terapeuta è identificare le convinzioni illogiche e disfunzionali del paziente, responsabili dell'ansia, delle emozioni negative e dei comportamenti problematici, per insegnargli a pensare in positivo. Si tratta in pratica di decondizionare il paziente, e di aiutarlo a riprogrammare il pensiero, in modo da far sì che non venga travolto o paralizzato da certe negatività e pervenga altresì a comportamenti sessuali più gratificanti. Nei casi in cui la quota di stress risulta notevolmente prevalente, può essere indicata una tecnica di rilassamento chiamata biofeedback: grazie a questa tecnica è possibile imparare a controllare gradualmente le proprie reazioni emotive attraverso un allenamento progressivo.
D.: E' vero che i farmaci antidepressivi portano a dipendenza? Sono eventualmente associabili ad una psicoterapia o l’una terapia esclude l’altra?
R.: Quando si parla di antidepressivi si intende una categoria di farmaci che comprende sia i farmaci che agiscono sulla serotonina, sia quelli che agiscono su serotonina e noradrenalina, sia i cosiddetti triciclici (per citare quelli più usati).
Come si sa, la dipendenza psichica, che è la ricerca “a tutti i costi” della sostanza per poterla assumere, è caratteristica delle sostanze stupefacenti, ad es. cocaina, amfetamine, oppiacei, ecc. Ciò che va sottolineato è la velocità di azione della sostanza, tale da determinare un meccanismo di causa-effetto rapido. Chi assume ad es., amfetamina, per migliorare le proprie prestazioni psico-fisiche (memoria, sensazione di affaticamento, ecc.), ottiene quanto desiderato dopo pochi minuti. Tale effetto rapido determina un rinforzo positivo, ossia un “premio”, che spingerà la persona a cercare ripetutamente quella sostanza, inizialmente per ottenere l’effetto psico-fisico voluto (dipendenza psichica), ma ben presto per contrastare i sintomi d’astinenza (grave sensazione di fatica, depressione, irritabilità, ecc.), legati alla dipendenza fisica, con aumento progressivo delle dosi.
Nel caso degli antidepressivi la situazione è notevolmente diversa, in quanto essi non agiscono immediatamente come le sostanze stupefacenti, ma determinano lente modificazioni biochimiche del sistema nervoso, con risultati avvertibili dopo circa 7-14 giorni. Anzi, spesso avviene il contrario, il paziente avverte inizialmente degli effetti collaterali piuttosto fastidiosi (ansia, insonnia, eventuali disturbi gastrici, ecc.), che a volte possono determinare l’abbandono della terapia. Quindi, è inesistente una dipendenza psichica da antidepressivi.
Riguardo alla dipendenza fisica, può essere teoricamente determinata da ogni sostanza che agisce sul sistema nervoso, ma se il paziente usa gli antidepressivi secondo le indicazioni mediche, evitando il “fai da te” (ad es., aumenti di dose ingiustificati), il rischio virtuale è scongiurato. Quando si decida di interrompere il trattamento, soprattutto dopo terapie protratte e a dosi elevate, il giusto comportamento implica una sospensione graduale del farmaco, allo scopo di favorire il riadattamento del sistema nervoso. In tal modo sono evitati fenomeni di improvvisa recrudescenza dei sintomi (effetto rebound) collegabili ad una funzionale dipendenza fisica, facilmente gestibile con la sospensione graduale.
Ricordo che assai spesso la depressione nasce in conseguenza di fattori vitali ben precisi, quindi l’associazione con una psicoterapia è sempre da consigliare, allo scopo di modificare la risposta cognitiva, emotiva e comportamentale agli eventi negativi.
Gastroenterologia (dr. L. Candeloro):
D.: Sono alla sesta settimana di gravidanza: avverto continuamente bruciori di stomaco. So che prendere medicine nel mio caso non è conveniente, ma questi bruciori spesso sono insoportabili. Potrebbe darmi dei suggerimenti dietetici e comportamentali per evitarli o ridurli molto.
R.: Il suggerimento su quali farmaci e corretti stili di vita durante la gravidanza spettano per competenza al suo ginecologo, tuttavia posso darle in generale i consigli che normalmente si forniscono a chi, sia pure non nel suo stato, è affettto da problemi simili al suo: eviti pasti troppo abbondanti e ricchi di cibi grassi, che ritardano lo svuotamento dello stomaco, cerchi di far passare tra un pasto e una altro almeno 2-3 ore di distanza, e lo stesso prima di andare a letto dopo la cena; infine eviti o riduca l'assunzione di quei cibi che, stimolando la secrezione gastrica, possono aumentare i sintomi, e cioè bevande gasate, menta, agrumi, succhi di frutta, brodi di carne e vegetali.
D.: Potrebbe dirmi come si cura l'helicobacter pilory? Ho appena fatto un test e sono risultato positivo. E' vero che bisogna prende re più antibiotici insieme? La cura può causarmi effetti collaterali?
R.: Sì, devono essere assunti due antibiotici per non più di 7 giorni, uniti ad una terapia con inibitori di pompa protonica (omeprazoli vari); l'unico effetto può essere un' alterazione della flora batterica intestinale, che può comunque essere controllata con fermenti lattici.
D.: Ho spesso mal di pancia e gli episodi si associano anche ad una fastidiosa e a volte imbarazzante diarrea. Ho già fatto molte ricerche per vedere se si tratta di malassorbimento di qualche sostanza ma sono rsiultate sempre negative. Anche la colonscopia non ha evidenziato nulla. In alcuni casi dopo gli episodi di diarrea, per alcuni giorni non riesco più ad andare in bagno. Può suggerirmi altre ricerche o anche lei come altri pensa che il mio mal di pancia sia causato dallo stress?
R.: Vista la negatività di tutti gli esami strumentali eseguiti, si può sicuramente affermare che si tratta di sindrome dell'intestino irritabile, disturbo di tipo funzionale legato a stati di stress: in casi come il suo oltre ad un'attenzione particolare alla dieta, per verificare se determinati cibi possono effettivamente contribuire al verificarsi o meno degli episodi di diarrea, cercando di privilegiare alimenti a ridotto contenuto di fibre, può essere utile un supporto psicoterapeutico per imparare a gestire lo stress, unitamente a blandi antispastici da assumere solo al bisogno, e a cure protratte, invece, di probiotici e prebiotici (fermenti lattici).
D.: Quali sono i rimedi che mi consiglia per chi, come me, soffre di stitichezza cronica e feci comunque sempre dure?
R.: Inanzitutto eseguire un clisma opaco a dc o una colonscopia per escludere la presenza di ostacoli all'emissione fecale (polipi o diverticoli), e un eventuale manometria per studiare la pressione del pavimento pelvico in caso di stipsi insorta in giovane eta. Da un punto di vista dei comportamenti igienico alimentari assunzione di almeno 2 litri di liquidi al giorno, dieta ricca di scorie e in caso estremo clisteri a base di camomilla, o lassativi a base di lattulosio, questi ultimi da usare con cautela nei diabetici
Ecografia ed ecodoppler (dr. L. Candeloro/ dr.ssa E. Carloni/ dr.ssa M. Sanalitro):
D.: Ho meno di 40 anni, e per un nodulo alla mammella destra, riscontrato dal mio medico di base: mi è stata prescritta una mammografia, ma io non vorrei prendermi i raggi. Lei pensa che possa andar bene anche l'ecografia in questi casi?
R.: Dipende dalla sua storia familiare e dal risultato dell'ecografia; comunque il solo esame ecografico può essere sufficiente.
D.: Ho 38 anni e da alcuni giorni avverto continui stimoli ad urinare, per cui devo alzarmi anche di notte, spesso preceduti da una sensazione di pesantezza nella parte bassa della pancia. Il mio medico dice che si tratta di prostatite e mi ha detto di fare una ecografia transrettale. Volevo sapere se è molto fastidiosa e se si può sostituire con qualche altro esame diagnostio.
R.: Fastidiosa no, ma sostanzialmente inutile salvo che non ci sia emospermia (sangue nello sperma) o ematuria franca (sangue nelle urine); eccettuati questi casi, infatti, è sufficiente effettuare una semplice visita urologica, un esame delle urine e una ecografia per via sovrapubica.
Urologia: (dr. Di Viccaro/ dr. Teodonio):
D.: Soffro di ipertrofia prostatica, diagnosticata come tale ad una recente diagnosi ecografica, ma tuttavia non ho sintomi particolari e anche sessuali. Tuttavia vorrei sapere se nel tempo l'pertrofia della prostata può provocare disturbi di erezione e se anche può subire una trasformazione maligna.
R.: Non ci sono studi che correlano al momento l'ipertrofia prostatica benigna con un tumore della prostata. I farmaci sintomatici per i disturbi legati ad una ipb possono causare riduzione del desiderio sessuale ma non disturbi di erezione.
D.: Ad un recente esame del sangue mi hanno riscontrato un valore di Psa di 5.5. Il mio medico mi ha detto di ripetere l'esame tra qualchemese per vedere se ci sono variazioni. Lei i consgilia diversamente?
R.: Se questa e' la prima volta che dosa il PSA e' giusto ripetere l'esame, ma sempre nello stesso laboratorio, per ovviare a spiacevoli alterazioni del valore dovuti ai diversi riferimenti in uso nei vari laboratori.
D.: Da divesro tempo soffro di disturbi ad urinare che il mio medico ha detto essere provocati da una probabile prostatite; ho effettuato cure antibiotiche e antiinfiammatorie anche protratte, ma dopo parziali benefici i sintomi si ripresentano. Ci sono particolari indagini che mi consiglia per approfondire la diagnosi posta dal mio medico?
R.: La diagnosi di prostatite non e' sempre facile perche' esistono forme batteriche ed abatteriche. Qualsiasi indagine di laboratorio, se condotta durante la terapia antibiotica, non ha valore. Nella fase sintomatica e' possibile fare un esame delle urine dopo massaggio prostatico.
Otorinolaringoiatria (dr.ssa C. Sepe):
D.: Mi è stata posta recentemente diagnosi di vertigini posizionali, e mi è stato detto di stare tranquillo. Potrebbe dirmi per favore di cosa si tratta.
R.: La vertigine che le è stata diagnosticata è di natura benigna. E' dovuta alla presenza di otoliti liberi in alcune strutture dell'orecchio interno. L'eziologia è varia (post-traumatica, vascolare,...). Il sintomo principale è rappresentato da violente crisi vertiginose transitorie, rotatorie, oggettive, recidivanti, scatenate dai cambiamenti di posizione, associate a disturbi neurovegetativi ( nausea , vomito, sudorazione , pallore ). La sintomatologia persiste per un tempo variabile da gg. a settimane, raramente mesi. La diagnosi viene effettuate con manovre provocatorie. La terapia si basa prevalentemente su manovre liberatorie, riabilitative; i farmaci servono solo per l'attenuazione dei sintomi.
Reumatologia (dr. U. Massafra)
D.: Da quando sono in gravidanza soffro di dolori articolari che prima non avvertivo. Può indicarmi farmaci compatibili con la mia situazione, ed eventuali analisi da fare per capire da cosa dipedono?
R.: Suggerisco prima di tutto di effettuare, qualora non già fatte, le seguenti analisi: VES PCR ASNA antiDNA ENA LAC anticardiolipina, antibeta2glicoproteina. Possibilmente in ambiente ospedaliero dove c'è un servizio di immunologia\reumatologia . Non può assumere FANS o Cox-2 inibitori, mentre la tachipirina non è controindicata in assoluto ma andrebbe limitata ai casi eccezionali; può eventualmente, ma solo su prescrizione medica, e dopo visita specialistica, assumere steroidi a basse dosi.
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